Il caso Superlega: la fine del monopolio di FIFA e UEFA?

1. La nascita della Superlega

Nella mente dei promotori, l’idea di base prevedeva un torneo in cui si sfidano solo le migliori squadre del palcoscenico europeo, così da fornire più spettacolo per i tifosi e da cercare di implementare l’economia dei club coinvolti. Le motivazioni espresse dai club e dai promotori del progetto erano legate alla necessità di modernizzare il calcio, rendendolo più spettacolare, in grado di intrattenere le nuove generazioni di tifosi e più appetibile nei nuovi mercati e nel mondo digitale. Il progetto Superlega si presentava come conveniente dal punto di vista del ritorno economico per i club aderenti in quanto garantisce, da un lato, una crescita economica più idonea a sostenere il calcio europeo attraverso impegni a lungo termine nonché, dall’altro, trasferimenti monetari molto rilevanti e superiori a quelli attuali. Il manifesto di apertura di tale competizione dichiarava tra i suoi intenti quello di organizzare una competizione elitaria, che non comprometteva la partecipazione dei club ai campionati nazionali e che si proponeva come alternativa alla Champions League e alle altre competizioni organizzate da FIFA e UEFA.

2. La reazione di FIFA e UEFA

Detto articolo sanciva la competenza esclusiva dell’organizzazione stessa nell’organizzare, abolire e autorizzare le competizioni internazionali in Europa.  

Da un lato la costituzione della Superlega aveva fin da subito sollevato numerosi dubbi sulla sua compatibilità con le norme poste a tutela della concorrenza, essendo di fatto ideata per la creazione di un monopolio (o un oligopolio) nel calcio europeo. L’organizzazione della competizione sarebbe stata gestita da un gruppo ristretto di club ricchi e potenti, che avrebbero avuto il controllo esclusivo sulle entrate e sui diritti commerciali, escludendo le squadre meno abbienti ed allargando le disuguaglianze. Dall’altro, però, ad essere discussa non è stata solo la legittimità del progetto, ma soprattutto la qualificazione della posizione delle due istituzioni a capo delle competizioni sportive internazionali, UEFA e FIFA. Le minacce di escludere i giocatori delle squadre partecipanti alla Superlega dalle squadre nazionali e dalle competizioni UEFA hanno sollevato interrogativi sulle implicazioni giuridiche dei diritti dei giocatori e sulla loro libertà di partecipazione a competizioni internazionali. 

La Corte di giustizia dell’Unione europea veniva investita della questione l’11 maggio 2021, tramite domanda pregiudiziale sollevata dal Tribunale Commerciale di Madrid, adito il 19 aprile da A22, società promotrice della Superlega, in nome e per conto dei club promotori. 

La Corte nel pronunciarsi sulla questione il 21 dicembre 2023, non ha legittimato la costituzione della European Superleague Company in sé, ma ha condannato come contrario alle norme antitrust il comportamento di FIFA e UEFA, aprendo la strada a competizioni alternative in campo calcistico internazionale. La sentenza si concentra sulla violazione delle norme a tutela della concorrenza e della libera prestazione dei servizi, nella misura in cui rileva l’illegittimità delle attuali norme sull’autorizzazione preventiva contenute all’interno degli Statuti FIFA e UEFA. 

Impatto della sentenza: evoluzione o involuzione del modello sportivo europeo? 

Nella definizione del caso, la Corte di giustizia ha chiarito che i poteri delle federazioni sportive – nello specifico, quelli della FIFA e della UEFA – non sono sottratti all’applicazione del diritto antitrust. È stato così ribadito che eventuali meccanismi autorizzativi o sanzionatori, pur legittimi in quanto funzionali alla salvaguardia dell’integrità delle competizioni, non possono tradursi in strumenti discrezionali o discriminatori volti a escludere potenziali concorrenti.

A seguito e per effetto della sentenza della Corte di giustizia e del Tribunale di Madrid sul caso European Superleague Company, risulta più chiaro che mai che l’autonomia sportiva è un principio che deve essere esercitato in modo proporzionato, trasparente e non arbitrario, rispettando il principio di parità di trattamento e le esigenze concorrenziali. Le crescenti pressioni economiche, la globalizzazione delle competizioni e l’ingresso di nuovi attori finanziari, combinati con un'esigenza crescente di aumentare costantemente gli introiti, impongono un ripensamento delle regole di organizzazione e gestione dello sport. 


Martina Melis